fbpx

La bellezza e il progetto

20 Settembre 2022 cda58

IMMAGINE DI COPERTINA: NAUTILUS – RAFAEL ARAUJO

 

“La bellezza e il progetto

 

Cos’è la bellezza?

avete mai sentito la frase “La bellezza salverà il mondo”?

Da quando Dostoevskij la fa pronunciare al principe Myskin, nell’Idiota, è diventata un riferimento che continua ad appassionare studiosi, divulgatori e filosofi. Ma come può un connotato a cui noi diamo una valenza superficiale, puramente estetica, influire così tanto nella nostra vita?

La bellezza di cui parla Dostoevskij è ripresa direttamente da Sant’Agostino, traducendone la “pulchritudo Dei” con una parola che sottende in realtà i concetti di grazia, armonia, l’”equilibrio delle cose” della Grecia classica.

La bellezza è quindi una qualità insita negli oggetti osservati? Noi sappiamo, attraverso la nostra esperienza empirica, che abbiamo “gusti” diversi, non sempre ci piacciono le cose che attraggono gli altri.

La parola “aesthetica” ha origine dalla parola greca αἴσθησις, che significa “sensazione”, “percepire attraverso la mediazione del senso”. Tutto ciò che noi proviamo viene mediato dagli stimoli che riceviamo dall’esterno, e rielaborato all’interno del nostro corpo. Le sensazioni sono quindi soggettive, possono differire, così come siamo diversi l’uno dall’altro; ma il nostro patrimonio genetico biologico ha la stessa origine, la “macchina” del nostro corpo è la stessa…e allora possiamo trovare un concetto di bellezza comune a tutti, che non dipenda dalla nostra soggettività, dai fattori ambientali e culturali con cui cresciamo?

Come mai ci sono delle architetture, delle opere d’arte, degli ambienti, delle forme che tutti noi, senza distinzione, riconosciamo come belle, resistendo al passare del tempo, dei gusti, della formazione personale?

 

La bellezza per la scienza

La scienza per fortuna ci viene in aiuto, individuando e studiando, attraverso la disciplina della neuroestetica, i meccanismi cerebrali che rendono universale l’esperienza della bellezza, in grado di attraversare millenni e continenti.

Negli ultimi anni, le tecnologie a disposizione hanno permesso di analizzare le risposte cerebrali agli stimoli visivi: i risultati evidenziano come immagini non attraenti attivano le aree del movimento, combattimento o fuga, mentre le immagini belle, armoniche aprono alle funzioni cognitive superiori legate alla creatività e al pensiero astratto.

Questo tipo di risposta inconscia deriva direttamente dalle meccaniche biologiche della sopravvivenza e dell’evoluzione della nostra specie: segue delle regole che permettevano ai nostri antenati il riconoscimento istintivo di forme e colori per la raccolta di cibo, e aiutavano il cervello a decifrare in brevissimo tempo situazioni di pericolo. Sono meccanismi che abbiamo sviluppato in millenni di evoluzione per dare risposte rapide agli stimoli visivi, e ora continuano a guidare inconsciamente la nostra reazione a ciò che ci circonda.

Immagini armonicamente proporzionate contribuiscono ad inibire le aree cerebrali che scatenano reazioni aggressive: la bellezza ci fa stare bene, ci da piacere e ci rende persone migliori. Ma come si fa a trovare la regola trasversale alle arti e alle soggettività, che renda ogni opera armonica, bella?

 

La proporzione aurea

“Esiste un rapporto matematico preciso, in base al quale il cervello umano riconosce come attraenti alcune immagini oppure le reputa brutte se le proporzioni si discostano da esso”.
C’è un numero magico in natura, che sembra governare piante e animali, compare dalla microscopica geometria del nostro dna, fino alla forma delle più grandi galassie del nostro universo: viviamo immersi in un mondo che ci appare geometricamente irrazionale, ma c’è un filo comune che lega tutte le manifestazioni di armonia e bellezza che ci circondano, ed è il numero 1,618.

 

 

Si è guadagnato negli anni il nome rapporto aureo, “divina proporzione” , ed è strettamente correlato alla successione di Fibonacci, che troviamo nelle regole di accrescimento armonico in natura. La disposizione delle foglie sui rami degli alberi, la geometria delle conchiglie, la disposizione dei semi dei girasoli, dei petali dei fiori, i frattali del cavolfiore, sono tutti esempi in cui la spirale aurea armonizza e definisce le forme che vediamo.

 

 

La natura esprime la sua bellezza attraverso la matematica, e quando l’uomo ha iniziato a produrre manufatti artistici, monumenti e architetture sacre, lo ha fatto prendendo come riferimento i canoni estetici che lo circondavano.

Indizi dell’utilizzo del rapporto aureo negli artefatti è presente già nel IX sec a.c. ma è la scuola pitagorica a fissarne la definizione matematica, aprendo alle arti, pittura, scultura, architettura, musica, la strada della “divina proporzione”.

 

Immagine: Luc Viatour

 

Nell’antica Grecia il partenone di Fidia, il Doriforo di Policleto, secoli dopo con il rinascimento l’Uomo di Vitruvio, la Monna Lisa e la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci, ma anche opere di Piero della Francesca, Botticelli, fino ad arrivare a Salvador Dalì: sono tutti esempi in cui, attraverso la proporzione aurea, si cerca un comune denominatore all’armonia universale.

 

 

Il Modulor di Le Corbusier

In architettura la proporzione aurea è sempre stata utilizzata per edifici e costruzioni spirituali e religiose, ma con l’architetto Le Corbusier assistiamo a un nuovo umanesimo, che prende il rapporto “divino” e lo fa diventare umano.

Il suo approccio progettuale vede l’uomo al centro dell’indagine architettonica: cerca di costruire infatti spazi volti al benessere di chi li abita, sia da un punto di vista fisico, che acustico e illuminotecnico. Rifiuta il decorativismo fine a sè stesso e cerca la bellezza delle semplici proporzioni geometriche.

Le Corbusier vuole costruire “a misura d’uomo”, e per farlo concepisce uno strumento su cui basare il dimensionamento degli edifici, degli arredi, dei prodotti che la gente usa. Nasce così il Modulor, che altro non è che il rettangolo aureo raffrontato alle proporzioni del corpo umano.

 

 

Le Corbusier cerca così di razionalizzare la progettazione di spazi pensati per l’uomo, rispondendo ai canoni estetici con rapporti rigorosi tra le misure, impostando uno strumento di lavoro universale che possa uniformare e rendere funzionali gli spazi abitativi. Il suo risultato più importante è stato quello di mettere davanti a tutto il benessere dell’uomo nello spazio vissuto, lavorando su scale molto diverse, dall’interfaccia con gli oggetti quotidiani

all’urbanistica di centri urbani ad alta densità abitativa, cercando un denominatore comune, una regola per una progettazione armonica ed equilibrata.

 

E adesso?

Il viaggio nella scoperta della formula segreta della bellezza continua anche adesso, negli oggetti che usiamo quotidianamente (un esempio la carta di credito, o lo schermo dei nostri cellulari), nelle pubblicità che vediamo, nei loghi, persino nelle proporzioni delle pagine dei siti web.

 

 

Trasferiamo a livello inconscio le proporzioni che vediamo in natura all’interno degli stimoli visivi che ci circondano, stimoli che possono influenzare in maniera positiva o negativa il nostro modo di vivere. La storia e la nostra cultura hanno fatto arrivare fino a noi dei canoni estetici perpetui, universali, che sollecitano i meccanismi biologici ancestrali del nostro cervello provocandoci piacere.

Un progettista si deve sempre scontrare con la necessità di coniugare bellezza e funzionalità nei suoi progetti, vediamo però come siano due aspetti imprescindibili l’uno dall’altro, se lo scopo di ciò che realizziamo è quello di far stare bene le persone a cui è dedicato.

E adesso possiamo rispondere al principe Myskin, “la bellezza salverà il mondo?” Forse no, ma lo renderà sicuramente un posto migliore!

 

BIBLIOGRAFIA

  • A. Savino, O. De Clemente, Neuroestetica, Bellezza arte e cervello, Nuova Ipsa editore 2020
  • H. Allen Brooks et al., Le Corbusier, 1887-1965, Milano, Electa, 1993
  • K. Devlin, I numeri magici di Fibonacci. L’avventurosa scoperta che cambiò la storia della matematica, Rizzoli, 2012
  • M.Livio, La sezione aurea. Storia di un numero e di un mistero che dura da tremila anni, BUR, Rizzoli 2017

Chiara Silvestri - designer

Ha lavorato in diversi studi di design del prodotto e della comunicazione in Italia e all’estero, per aziende come Pinarello, Snaidero, Irinox, Topp, Euromac, Irsap, Segafredo, Altromercato.
Dal 2008 si occupa di progettazione industriale, sviluppo di prodotto e comunicazione, realizzando progetti riconosciuti con: menzione d’onore al compasso d’oro 2015, Selezione al compasso d’oro 2014, premio Gran Design Etico, Well tech Awards, premio ‘Livello d’innovazione – Urban/e-bike’ agli Innovation Awards.
Dal 2015 si occupa di didattica e formazione, lavorando per l’innovazione e la conoscenza degli strumenti digitali nelle aziende. Collabora con l’Università Iuav di Venezia dal 2009. È docente del corso di Geometria per il design.

, ,